PAPA FRANCESCO: LEZIONE SULLA BUONA POLITICA

Papa Francesco: lezione sulla buona politica

di Massimo Introvigne

Molti discorsi di Papa Francesco sono solo apparentemente semplici. Vale per l’omelia pronunciata a braccio il 27 marzo nella Messa celebrata in San Pietro con oltre cinquecento parlamentari italiani. Inutile cercarci, come al solito, riferimenti a leggi controverse in discussione in Parlamento.

Il Papa ha ripetuto fino alla noia che di queste cose devono occuparsi gli episcopati nazionali, non il Pontefice. E invece ai parlamentari il Papa ha offerto una profonda lezione sulla corruzione delle classi politiche. La Scrittura, ha detto, propone «un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia.

E’ sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…” – “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24). È la storia dell’infedeltà del popolo di Dio». Dunque Dio entra in vari modi nella storia, parla, si rivela agli uomini.

Ma gli uomini «ostinatamente» non lo ascoltano. Già nel Vecchio Testamento «è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù». Si potrebbe immaginare che, arrivato Gesù, l’ostinazione degli uomini abbia fatto finalmente un passo indietro e abbiano cominciato ad ascoltare il Signore, abbandonando l’idolatria. Ma non è stato così. «Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”.

Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore». Dunque abbiamo il Signore che parla e la classe dirigente – politica e religiosa, ma all’epoca le due erano strettamente legate – che si rifiuta di ascoltarlo. Più Dio parla chiaramente – quando arriva Gesù molti capiscono che il messaggio è proprio di origine divina, è difficile negarlo – più i poteri forti di questo mondo devono inventarsi giustificazioni per non ascoltarlo. Così la classe dirigente del tempo «per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15). E’ lo stesso che dire: “E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore».

Però la parola di Gesù è inesorabile, e denuncia una «classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne». Il Papa lo ricorda ai parlamentari italiani. le classi dirigenti che tradivano «erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti.

È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù».La spirale è inesorabile: dal rifiuto di ascoltare la parola di Dio, chiusi nelle proprie beghe di partito, alla corruzione, e dalla corruzione all’omicidio. Questi «dirigenti» che lavorano contro il bene comune anziché a suo favore, insiste il Papa, sono peggiori dei peccatori comuni. Lo sono perché non si limitano a comportarsi male. Giustificano il loro cattivo comportamento e lo trasformano in ideologia. Questa ideologia delle classi dirigenti corrotte normalmente fa appello in modo ipocrita alla legalità e al dovere – degli altri. Questi dirigenti «hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”.

Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore». Molti politici corrotti di ieri come di oggi sono «comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio». È un tema centrale della polemica di Gesù contro i Farisei e di San Paolo contro i dottori della legge che rifiutano il cristianesimo. Il Papa non ce l’ha con il senso del dovere, o con i doveri reali. Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2014 ha indicato puntigliosamente i doveri che incombono su chi ha responsabilità politiche ed economiche.

Il bersaglio della sua polemica è un altro: è costituito dall’ipocrisia delle classi dirigenti mascherata da appelli fasulli al dovere, dall’inganno dei «dottori del dovere» che hanno «perso la fede» e che impongono con zelo agli altri doveri che non hanno nessuna intenzione di compiere essi stessi. Certo, Papa Francesco non fa esempi concreti. Ma smaschera la dinamica oscura della corruzione degli uomini politici, e li invita a convertirsi. Alla fine, è questo l’unico segreto della buona politica.