LETTERA DI PAOLO CEVOLI

E’ la lettera che Paolo Cevoli ha scritto alla Fondazione Enzo Piccinini

Carissimi.
Volevo ringraziare gli amici e i fratelli che oggi hanno pregato sulla tomba di Enzo Piccinini e tutti quelli che ci sono vicini nella preghiera per implorare la guarigione di nostro figlio Davidino. Veramente vi sentiamo vicini. Non pensavo proprio che si potesse trovare una tale vicinanza nella preghiera. Ho cominciato ad intuire cosa sia la Comunione dei Santi in cui, per altro, ho professato ripetutamente di credere nella recita del Credo.

“La Chiesa universale è costituita da tre grandi rami che si chiamano Chiesa “militante”, “paziente” e “trionfante”, in quanto che i suoi membri o si trovano ancora a lottare tra le battaglie della presente vita, o espiano in purgatorio l’ultimo debito dovuto alla divina giustizia, o finalmente godono in cielo il premio della loro vittoria.” Fonte: Treccani.

Noialtri saremmo i militanti. Che abbiamo un compito specifico. Julián Carrón nella sua ultima lettera ha riportato l’esortazione di Papa Francesco. “Mostriamo di vivere in modo concreto la fede, attraverso l’amore, la concordia, la gioia, la sofferenza, perché questo suscita delle domande, come all’inizio del cammino della Chiesa: perché vivono così? Che cosa li spinge?”

Martedì mattina 22 ottobre verso le 10 mi squilla il telefono: Cevoli Davide. Non era lui. Dall’altra parte c’era il caposala del pronto soccorso del S.Raffaele di Milano. Nel cellulare di Davide aveva trovato “Babbo” fra i contatti. “Suo figlio è qui da noi. Ha avuto un brutto incidente in scooter.” “È vivo?” “Per miracolo”. Il caposala aveva ragione.

Lunedì sera, poche ore prima dell’incidente, mi trovavo a Modena, nell’Aula Magna della facoltà di Medicina. IV edizione del Premio Enzo Piccinini. I promotori mi avevano chiesto di fare un intervento. Fra le svariegate cose ho parlato del termine “miracolone” così come viene usato in Romagna. Dicasi “miracolone” quella persona che tende a esagerare sempre, che ogni cosa gli sembra eccezionale anche quando invece, per tutti gli altri normali, è normale. Fonte: Cevoli Paolo.

Albert Einstein, che non era tanto normale, ha detto. “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”

I miei genitori hanno sempre fatto dei gran “miracoli” di fronte a tutto. Anche troppo, che a me mi dava piuttosto fastidio. Anche Enzo Piccinini mi dava fastidio perché era un gran “miracolone”. Soprattutto quando, per fare un esempio, esultava davanti ad un salame tagliato a fette grosse attorno a un tavolo con gli amici. Enzo esultava davanti ad ogni fetta di salame. E non solo. Esultava di fronte a tutto. Tutto era per lui un miracolo. Mi sembrava sempre troppo esagerato. Anche perché, spesso e volentieri quei salami lì, non era poi tutta ‘sta gran roba.

Io mi considero figlio di Enzo che a sua volta era figlio di don Giussani che un giorno ha detto.
“Il miracolo è la realtà umana vissuta quotidianamente, senza enfasi eccezionali, senza necessità di eccezioni, senza fortune particolari, è la realtà del mangiare, del bere, del vegliare e del dormire investita dalla coscienza di una Presenza che ha i suoi terminali in mani che si toccano, in facce che si vedono, in un perdono da dare, in soldi da distribuire, in una fatica da compiere, in un lavoro da accettare.”

Martedì mattina, appena ho messo giù il telefono col caposala del S. Raffaele, o forse anche nel mentre, ho pensato a Enzo Piccinini. “Enzo, adesso tocca a te”. Lui faceva il chirurgo. Era molto bravo. A me personalmente mi ha fatto l’ernia inguinale. Che magari come operazione non è poi così difficile. Però alla mia mamma, per fare un esempio, gli ha salvato la vita perché dopo che l’ha operata il suo tumore alla pancia, ancora oggi, non si è più visto.

Morale, martedì mattina passo da casa a prendere calze, mutande e camice. Avevo capito che saremmo stati a Milano per un po’. Prima di partire tiro su anche tre santini che li tengo nel mio studio vicino a dei libri. La Madonnina, don Giussani ed Enzo Piccinini. Alcuni li ho doppi. Andando in macchina con la Betta abbiamo detto il Rosario con i santini appoggiati sul navigatore e per tutto il tempo i nostri cellulari sono rimasti muti. Anche giovedì quando siamo tornati in macchina a Bologna a fare delle cose, durante il Rosario, i telefonini son rimasti muti. Che non vi immaginate quante telefonate abbiamo ricevuto in questi giorni! Per la precisione, alla Betta, nel mentre dei due Rosari, un sms gli è arrivato. A me neanche quello.

Portato all’ospedale dopo l’incidente, Davide aveva le convulsioni, era intubato e aveva un GCS 3, il minimo.
“Il GCS (grado di coma) va da 3 (coma profondo) a 15 (paziente sveglio e cosciente).” Fonte: Wikipedia.
Alla terza Tac nel giro di 24 ore l’ematoma cerebrale non c’era più. Scapola e clavicola fratturata e qualche micro frattura ad alcune vertebre. Ha avuto una gran shakerata al cervello quindi dice un sacco di pataccate ma i medici ci dicono di stare tranquilli. Speriamo! È difficile per un padre descrivere in una parola il proprio figlio. Tatiana Kasatkina, la studiosa di letteratura russa, quando è venuta al Meeting ha detto che i ragazzi volontari avevano gli occhi che gli brillavano. Fra quei ragazzi c’era anche Davide.

Che sembra migliorare lentamente. Ieri, per la prima volta, ha voluto alzarsi e fare una passeggiatina in corridoio. Difatti si è stancato tantissimo. Durante la giornata attraversa varie fasi. Un momento difficile è la sera, al calar delle tenebre, che lui vaneggia, svariona e zavaglia. Ride e piange in continuazione. Non ha freni inibitori. Dice quello che gli passa per la mente, compreso apprezzamenti ad amiche in visita che normalmente la sua riservatezza non gli avrebbe mai permesso di fare.
Non sono certo un esperto di cervellistica ma mi sembra che per Davide, tacere o trattenere i sentimenti, gli costi troppa fatica. E così smolla tutto con un collegamento diretto dal cervello al tubo della bocca.
I momenti più difficili di queste giornate sono quando Davide ti guarda con gli occhi persi. Guarda senza vedere, come se dentro si fosse spenta la sua luce.

Siccome oggi non siamo potuti venire a pregare sulla tomba di Enzo, siamo andati sulla tomba di don Giussani qui al Monumentale di Milano. A pregare la Madonna in qualità di militanti.

Maria, Madre dolce e tenera, ascolta le preghiere dei tuoi poveri figli, di nulla capaci. Te lo chiediamo, piangenti, per l’amore di tuo Figlio, fai brillare ancora gli occhi di Davidino. E anche i nostri.

Amen

Paolo Cevoli
Lacrimarum Valley, 27 ottobre 2013