A VAM A SCOLA!

Ricordi di vita lontana che alle volte mi tornano in mente come fosse successo ieri.

In prima elementare, all’età di sei anni, perciò parlo di circa ottanta anni fa, i miei primi ricordi scolastici.

 La presenza a scuola, situata nel Palazzo Comunale, era alle otto.

C’era anche un grande cortile dove noi dato che si arrivava sempre prima dell’entrata alle lezioni,ne approfittavamo per giocare.

Tengo a precisare che la prima, seconda e terza classe erano tutte nella stessa aula e con una sola maestra. La quarta e la quinta classe si frequentavano a Mesenzana.

 

Il primo saluto per noi bambini era per il Messo comunale Lazzarini Luigi, da tutti chiamato Pircio. Alle volte arrivava il podestà, Poesina Cleto, ci ringraziava per il saluto e ci invitava ad abbassare la mano,consuetudine di quei tempi.

 

Due volte la settimana passava il Dott. Ponteviva proveniente dalla sua abitazione di Grantola, a piedi e mancavano ancora dieci minuti alle otto; dobbiamo tener presente che a quell’ora era già passato da Mesenzana e provveduto a eventuali pazienti.

 A uno di noi bambini diceva:” Balin, va su a vedè se ghè un quei bigliett!”.

Infatti le visite venivano fatte a domicilio e chi aveva bisogno lasciava un biglietto col proprio nome in una cassettina situata all’esterno del Comune.

 Ringraziava, faceva le sue visite, poi si avviava con il suo bastone verso Roggiano.

 Per i piccoli mali la gente lo aspettava per strada e lui consigliava la cura.

Aveva sempre con sé la pinza per strappare i denti e, per chi ne aveva bisogno, lo faceva sedere sul primo muretto a disposizione, levava la pinza dalla tasca e strappava il dente, era l’unica cura a nostra disposizione; terapia consigliata: risciacqui con acqua e aceto!

Fate un confronto con i giorni nostri.

 

L’insegnante che avevamo si chiamava Emanuelita e ancora i più grandi di me si ricordano di questa brava e gentile persona che aveva trovato alloggio a Villa Zosi, mio padrino di battesimo.

Si era molto affezionata al nostro paese tanto da acquistare un terreno con l’intenzione di farsi una casetta, ma poi questa idea non andò a buon fine.

 

Alle otto precise apriva la scuola, ci metteva in fila per due e si entrava in aula in silenzio, si ripeteva   il saluto fascista, infatti siamo nel 1932, poi un minuto di silenzio, il segno della Santa Croce, l’Ave Maria, viva il Duce, viva il Re e s’ incominciavano le lezioni.

C’erano alle pareti delle carte murali (i moderni poster), raffiguranti un contadino che impugnava l’aratro trascinato dai buoi e arava i campi, un’ altro con uomini e donne che tagliavano il grano, poi una grande e numerosa famiglia a tavola dove la mamma distribuiva sui piatti la pietanza e la polenta fumante in mezzo al tavolo, un contadino con la ranza in mano che tagliava il fieno, un altro invece raffigurava due persone, marito e moglie in piedi davanti a un camino spento: era il segno di una famiglia che non aveva risparmiato ridotta in povertà.

Tutto quello che si vedeva alle pareti faceva parte dell’educazione scolastica.

 

Avevamo anche una bella biblioteca in legno di frassino piena di bei libri donata dal Cav. Achille Giorgetti.

Quando tolsero la scuola da Brissago, la bella biblioteca sparì, forse assieme a tante cose che facevano parte della nostra Chiesa, però sono sempre alla ricerca per sapere dove è andata a finire, anche per rispetto del donatore, forse le autorità d’allora avrebbero dovuto avere più interessi sulla fine di certi valori.

Peccato, sarebbe stato bello e interessante per noi ma anche per i giovani poter sfogliare ancora quei vecchi libri d’allora.

 

La nostra brava insegnante Emanuelita sulla stufa a legna nella nostra aula teneva sempre una caraffa di latte; quando era ben caldo, passandomi una mano sulla fronte, me lo dava da bere.

Allora ero un bambino fragile, molto spesso ammalato, tanto che non riuscivo mai a portare a termine l’anno scolastico. Evidentemente quel latte datomi con tanto amore deve avermi fatto molto bene perché in seguito diventai un giovane forte   e in salute.

Questa maestra è sempre nei miei più cari ricordi, come fosse stata una seconda madre, non solo per me, ma per tutti noi.

 

Questa era la scuola, la nostra scuola, povera ma ugualmente ricca per le nostre storie, la nostra infanzia, la nostra comunità, le nostre speranze, guidate da queste insegnanti che hanno cercato di aiutarci in quegli anni dove la vita non era certamente delle più facili.

Grazie alla scuola che secondo me è la soluzione di base specialmente in tutti quei paesi che ancora oggi sono paragonabili, se non peggio, ai nostri tempi lontani.

 

Menotti Enrico